•  Le Falìe

    venerdì 09 dicembre 2016, Ore 21.00

    San Giovanni Lupatoto (VR) - Teatro Astra

    LA GRANDE GUERRA MESCHINA

    Alessandro Anderloni, Raffaella Benetti, Thomas Sinigaglia

    Gli ammutinamenti, le diserzioni, l’indisciplina, l’odio verso gli ufficiali, l’autolesionismo, le feroci battute e i cartelli satirici contro le autorità e le istituzioni, le dolorose canzoni di guerra intonate nelle trincee. La così detta Grande Guerra (che di grande ebbe solo il numero di morti) fu combattuta tutt’altro che a furor di popolo ma, al contrario, contro il popolo. Nel tempo delle “celebrazioni” per l’anniversario dei cento anni dalla Prima Guerra Mondiale si scopre così che non c’è nulla da celebrare, men che meno da festeggiare. C’è invece il dovere di rompere il silenzio sui segreti inviolabili e sui tabù dietro i quali si celano ancora oggi le responsabilità degli atroci crimini di guerra perpetrati sui soldati italiani dallo stato maggiore dell’esercito, dai comandanti d’armata, da molti ufficiali superiori. Narrazione, canti e musica in uno spettacolo contro la guerra.

  •  Le Falìe

    domenica 22 gennaio 2017, Ore 21.00

    Lonigo (VI) - Teatro Comunale

    BELGìCA D'AMORE

    Alessandro Anderloni, Le Falìe

    «Nella nostra valigia di cartone c’erano solo pochi vestiti, tanta incertezza ma tanta speranza.» La ricordava così un emigrato di Velo Veronese la sua partenza per il Belgio il 19 novembre 1946. Che il governo li avesse «venduti per un sacco di carbone», come si sarebbe detto anni dopo, o che quella fosse l’unica speranza possibile nell’Italia del primissimo Dopoguerra, partivano per “la Belgica”. Li accoglieva il grigiore di Charleroi, le baracche di lamiera servite per i prigionieri della Seconda Guerra Mondiale, l’asfissiante, polverosa e torrida aria dei pozzi delle miniere di carbone. L’osteria dell’Antonia, anche lei migrante da Velo, diventava così il luogo dove ritrovare il gusto e la lingua di casa. In un’andata e ritorno d’amore: partivano mogli, per rimanere per sempre lassù, ritornavano mariti, per agonizzare con la silicosi. Poi morirono in 262 nel disastro dell’8 agosto 1956, sessant’anni fa. Le Falìe tornano in scena con il dodicesimo capitolo del “paese in scena”. 

  •  Le Falìe

    sabato 28 gennaio 2017, Ore 21.00

    Lonigo (VI) - Teatro Comunale

    CARLO, L'OMBRA E IL SOGNO

    di e con Alessandro Anderloni

    È il 1947 quando Carlo Zinelli viene rinchiuso con la diagnosi di schizofrenia cronica nel manicomio di Verona. Dodici elettroshock, insulinoterapia, docce fredde, camicie di forza poi Carlo Zinelli scopre la pittura. Dall’ombra del manicomio, ultimo degli ultimi in un luogo di alienazione e sofferenza, alle gallerie d’arte di tutto il mondo. Nei suoi quadri - più di duemila - è celata in segni e colori la sua sfortunata vicenda umana: la morte della madre, la povertà, lo shock della guerra, la malattia. Poi quell’uomo misterioso dallo sguardo limpido, dal fare elegante e raffinato, avrebbe trovato nell’atelier del manicomio la sua terapia. Incrociarono la sua strada l’artista scozzese Michael Noble, la contessa Ida Borletti, lo psichiatra Vittorino Andreoli, lo scultore Pino Castagna. Un destino che rese possibile il sogno. Il mondo di Carlo iniziò così a popolarsi di segni grafici, di figure dal sapore ancestrale, di cromatismi raffinati, di spazi d’armonia. Diciassette anni di pittura, otto ore al giorno, dentro a un interminabile e splendido soliloquio dove far vivere i suoi sogni, le sue ansie, le sue sofferenze, la sua tenerezza. Carlo Zinelli scelse di non fare la guerra, di non vivere un’esistenza da normale, di non con confondersi con i tanti. Carlo scelse di essere felice.
    Guarda il trailer dello spettacolo

  •  Le Falìe

    giovedì 20 aprile 2017, Ore 20.30

    Verona - Teatro Ristori

    LA DIVINA COMMEDIA

    da Dante Alighieri - Con Alessandro Anderloni, Silvia Bertoncelli, Stefano Roveda


    Dante Alighieri punteggia la sua Commedia di invocazioni d’aiuto, di dubbi e di giustificazioni del nulla che riesce a dire del pochissimo che ha visto, del niente che ricorda di ciò che «trasumanar significar per verba non si poria». Eppure scrive, e descrive. E in qualche modo autorizza i suoi lettori a riscrivere in eterno, e a dire l’indicibile di quello che lui stesso non ha saputo dire. Alessandro Anderloni non aggiunge parole a quelle del Poeta e dice nove canti, tre per ognuna delle tre cantiche. E, nel rispetto della simbologia numerica, sono tre anche i protagonisti sul palcoscenico. Con l’attore ci sono due danzatori, Silvia Bertoncelli e Stefano Roveda, a dialogare con tre elementi scenici su un tappeto sonoro di musica e rumori; a intraprendere un viaggio che ricomincia ogni volta «nel mezzo del cammin di nostra vita».