•  Le Falìe

    sabato 04 novembre 2017, Ore 21.00

    Teatro di Rivalta - Brentino Belluno (VR)

    LA GRANDE GUERRA MESCHINA

    Alessandro Anderloni, Raffaella Benetti, Thomas Sinigaglia

    Lo spettacolo affronta, a muso duro, le storie degli ammutinamenti, delle diserzioni, dell’indisciplina, dell’odio verso gli ufficiali, dell’autolesionismo, delle feroci battute e dei cartelli satirici contro le autorità e le istituzioni, delle dolorose canzoni di guerra intonate nelle trincee. Si scopre che la così detta Grande Guerra (che di grande ebbe soltanto l’immenso numero di morti) fu tutt’altro che combattuta a furor di popolo ma, al contrario, fu combattuta (oltre che voluta) contro il popolo. Alla narrazione si alternano le ballate contro la guerra di Bertolt Brecht, Kanonen Song e La leggenda del soldato morto, con la musica di Kurt Weill, canti come Il disertore (Vian), Garbato amore mio (Fossati) e Poca voglia di fare il soldato (Finardi), fino alle struggenti melodie popolari nate nel primo Dopoguerra come Stelutis Alpinis dal Friuli. 

  •  Le Falìe

    mercoledì 08 novembre 2017, Ore 21.00

    Istituto di Cultura Italiana di Bucarest (Romania)

    LA GRANDE GUERRA MESCHINA

    Alessandro Anderloni, Raffaella Benetti, Thomas Sinigaglia

    Lo spettacolo affronta, a muso duro, le storie degli ammutinamenti, delle diserzioni, dell’indisciplina, dell’odio verso gli ufficiali, dell’autolesionismo, delle feroci battute e dei cartelli satirici contro le autorità e le istituzioni, delle dolorose canzoni di guerra intonate nelle trincee. Si scopre che la così detta Grande Guerra (che di grande ebbe soltanto l’immenso numero di morti) fu tutt’altro che combattuta a furor di popolo ma, al contrario, fu combattuta (oltre che voluta) contro il popolo. Alla narrazione di Alessandro Anderloni si alternano le ballate contro la guerra di Bertolt Brecht, Kanonen Song e La leggenda del soldato morto, con la musica di Kurt Weill, canti come Il disertore (Vian), Garbato amore mio (Fossati) e Poca voglia di fare il soldato (Finardi), fino alle struggenti melodie popolari nate nel primo Dopoguerra come Stelutis Alpinis dal Friuli. 

  •  Le Falìe

    sabato 18 novembre 2017, Ore 20.30

    Velo Veronese - Teatro Orlandi

    BELGICA D'AMORE

    di Alessandro Anderloni - Le Falìe

    «Nella nostra valigia di cartone c’erano solo pochi vestiti, tanta incertezza ma tanta speranza.» Questo è il ricordo di un emigrato di Velo Veronese della sua partenza per Belgio il 19 novembre 1946. Che il governo li avesse «venduti per un sacco di carbone», come si sarebbe detto molti anni dopo, o che quella fosse l’unica speranza possibile nell’Italia del primissimo Dopoguerra, partivano per “la Belgìca”. Li accoglievano il grigiore di Charleroi, le baracche di lamiera servite per i prigionieri della Seconda Guerra Mondiale, l’asfissiante, polverosa e torrida aria dei pozzi delle miniere di carbone. L’osteria dell’Antonia, anche lei migrante da Velo, diventò così il luogo dove ritrovare i sapori e la lingua di casa. In un’andata e ritorno d’amore, partivano mogli, per rimanere poi per sempre a vivere lassù, e ritornavano mariti, per morire di silicosi in Italia. Poi venne il disastro dell’8 agosto 1956, con 262 cadaveri nel pozzo di Marcinelle. Le Falìe riportano in scena il loro dodicesimo spettacolo. 

  •  Le Falìe

    domenica 19 novembre 2017, Ore 11.30

    Velo Veronese - Teatro Orlandi

    BELGICA D'AMORE

    di Alessandro Anderloni - Le Falìe

    «Nella nostra valigia di cartone c’erano solo pochi vestiti, tanta incertezza ma tanta speranza.» Questo è il ricordo di un emigrato di Velo Veronese della sua partenza per Belgio il 19 novembre 1946. Che il governo li avesse «venduti per un sacco di carbone», come si sarebbe detto molti anni dopo, o che quella fosse l’unica speranza possibile nell’Italia del primissimo Dopoguerra, partivano per “la Belgìca”. Li accoglievano il grigiore di Charleroi, le baracche di lamiera servite per i prigionieri della Seconda Guerra Mondiale, l’asfissiante, polverosa e torrida aria dei pozzi delle miniere di carbone. L’osteria dell’Antonia, anche lei migrante da Velo, diventò così il luogo dove ritrovare i sapori e la lingua di casa. In un’andata e ritorno d’amore, partivano mogli, per rimanere poi per sempre a vivere lassù, e ritornavano mariti, per morire di silicosi in Italia. Poi venne il disastro dell’8 agosto 1956, con 262 cadaveri nel pozzo di Marcinelle. Le Falìe riportano in scena il loro dodicesimo racconto teatrale del "paese in scena".

  •  Le Falìe

    sabato 25 novembre 2017, Ore 21.00

    Teatro Civico - Schio (VI)

    BELGÌCA D'AMORE

    di Alessandro Anderloni - Le Falìe

    «Nella nostra valigia di cartone c’erano solo pochi vestiti, tanta incertezza ma tanta speranza.» Questo è il ricordo di un emigrato di Velo Veronese della sua partenza per Belgio il 19 novembre 1946. Che il governo li avesse «venduti per un sacco di carbone», come si sarebbe detto molti anni dopo, o che quella fosse l’unica speranza possibile nell’Italia del primissimo Dopoguerra, partivano per “la Belgìca”. Li accoglievano il grigiore di Charleroi, le baracche di lamiera servite per i prigionieri della Seconda Guerra Mondiale, l’asfissiante, polverosa e torrida aria dei pozzi delle miniere di carbone. L’osteria dell’Antonia, anche lei migrante da Velo, diventò così il luogo dove ritrovare i sapori e la lingua di casa. In un’andata e ritorno d’amore, partivano mogli, per rimanere poi per sempre a vivere lassù, e ritornavano mariti, per morire di silicosi in Italia. Poi venne il disastro dell’8 agosto 1956, con 262 cadaveri nel pozzo di Marcinelle. Le Falìe riportano in scena il loro dodicesimo racconto teatrale del "paese in scena".