Hanno scritto di noi

Riviste e quotidiani nazionali hanno dedicato ampi reportage a Velo Veronese raccontando di questo piccolo paese che, grazie all'attività de Le Falìe, si sta trasformando e sta trovando una strada nuova per dare dignità e reinventare la vita in montagna. Il Trento Filmfestival, nella sua cinquantaduesima edizione del 2004, ha riservato uno spazio al "caso Velo" con la mostra fotografica Velo Veronese, la montagna in scena e con la partecipazione del coro e della scuola elementare del paese al programma del Festival. Riportiamo alcuni degli aritcoli apparsi su quotidiani e riviste nazionali su "Velo Veronese: un paese in scena".

 

Sì, lassù, a Velo Veronese, la terra di Alessandro Anderloni, poeta della felicità senza timori, che ha confermato nel suo piccolo paese la giusta misura della vita di montagna

di Bepi De Marzi

La montagna dei veronesi è la Lessinia, un ventaglio di prati e piccole valli che si apre subito dalla città fino a salire in Trentino, sul ciglio della Valle dei Ronchi, sopra Ala. È un immenso altopiano che, dopo Bosco Chiesanuova, si tiene sulla media altura dei milleseicento metri: paradiso delle malghe, dei pascoli ondulati, del verde senz'alberi, del vento tra le rocce basse, affioranti come città dimenticate, scalfite dai faggi rampicanti. (...)
Da “Giovane Montagna”, rivista di vita alpina, anno 85°, n. 2, aprile – giugno 1999

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I settecento abitanti di Velo, in provincia di Verona, riscoprono la propria memoria. E sul palco riemergono le vicende dell’8 settembre 1943.

di Fabrizio Ravelli

VELO VERONESE – C’è il Paese della tv deficiente, ma poi per fortuna c’è anche un paese come questo. Un paesino, settecento abitanti a mille metri di quota nella meraviglia di pascoli e boschi dei Monti Lessini. Un paese, diceva quello, vuol dire non essere soli. Qui a Velo, ormai da quattordici anni, vuol dire andarsi a cercare la proria storia, chiederla in prestito alla memoria dei vecchi, metterla in scena, riviverla da capo. Recitare se stessi, tagliare e cucire il passato per poterselo infilare addosso, ritrovare parole sperse del dialetto, pronunciarle forte perché sentano tutti, anche quelli delle file giù in fondo.  Battersi le mani alla fine, quelli sopra e quelli sotto il palco. Ritrovarsi l’indomani per strada, nei negozi e per i campi, ricordarsi qualcos’altro da aggiungere la prossima volta. (...)

La Repubblica - Venerdì 6 agosto 2004

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In una bellissima valle veneta tra boschi, colline, colpi di ruspe e dinamite, un paese ruota intorno a un palcoscenico in un teatro che recupera memorie, esistenze e tracce di vita.

di Gian Luca Favetto

Vai per uno spettacolo e trovi la vita. Capita a volte quando, al posto dei professionisti, incontri dilettanti cresciuti nella passione, gente che per mestiere fa altro, ma per piacere e necessità si diletta con l’arte, si diverte, la mette in pratica, le dà forma. Accade che tu vada per raccontare un modo di fare teatro e, dietro – anche dentro, soprattutto dentro – ci trovi un paese piantato su un bellissimo altopiano, che rischia e rosica, cioè rischia di essere rosicato. Rosicchiato a colpi di ruspe e dinamite che seminano sventramenti rossastri fra boschi e colline. Sono più di duecento le cave fiorite sulle montagne veronesi a cominciare dagli anni Cinquanta, poche ripristinate come vuole la legge. Ma questa è una storia più brutta, da arginare. Un altro tipo di messinscena, con appetiti economici e interessi politici a farla da padroni. (...)

Da: “Diario”, anno IX,  n.5, 5-12 febbraio 2004

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Anche “Gli esulanti dell'8 settembre” rappresentano un’altra pagina di vissuta storia locale mediante una rilettura critica della “Resistenza” in Lessinia, recitata nell’atmosfera di una armoniosa corale paesana.

di Ezio Bonomi

È spesso sfuggente Alessandro, ma i giorni che precedono la ‘prima’ di una sua nuova pièce teatrale lo è più del solito; anche se cerca di mascherarlo o di non farlo pesare, appare particolarmente nervoso. Nell’ambiente che lo attornia c’è ormai attesa per ogni suo nuovo lavoro; si capisce che sono molti a chiedergli l’argomento del nuovo spettacolo, come procedono le prove, chi sono e se sono bravi gli attori,… È sicuramente dibattuto tra il non poter svelare segreti e il non voler risultare scortese o sgarbato con persone amiche e sicuramente bene intenzionate ma è pure interessato a raccogliere qualche parere, curioso di sentire in anteprima eventuali reazioni o qualche opinione sia sul debutto che sul tema in oggetto. (...)
Da: “La Lessinia - Ieri Oggi Domani”, Quaderno culturale n. 27, 2004

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Una comunità compatta partecipa alla stesura, alla messa in scena e alla rappresentazione di uno spettacolo “corale”.

di Ezio Bonomi

Probabilmente (ma vorrei dire: senz’altro) uno tra i paesi della Lessinia che più di tutti ha mantenuto le caratteristiche di comunità genuina e compatta, solidale e all’unisono, poco contaminata da mode o atteggiamenti allogeni è Velo Veronese. Forse perché geograficamente più discosto e quindi meno sottoposto ad influenze esterne; forse perché socialmente e economicamente più egualitario o forse ancora perché prima e più degli altri ha gelosamente saputo difendere i valori tradizionali del passato fino all’attuale loro rivalorizzazione, Velo sa ancora dare l’idea di un paese senza grosse divisioni sociali, economiche e politiche, cosa che una volta forse si poteva dire di tanti altri. Ha saputo dimostrarlo egregiamente anche con lo spettacolo teatrale intitolato: “La Madona l’à portà la luce”, approntato l’estate scorsa per allietare in qualche serata gli ospiti e i residenti di Velo e dintorni, ma che ha ottenuto un gradimento di pubblico insperato al punto che repliche sul posto, oltre a quelle estive, sono state richieste anche nel febbraio scorso ed altre rappresentazioni sono state effettuate a Verona, a S. Martino Buonalbergo, a Grezzana e altrove. (...)

Da: “La Lessinia – Ieri Oggi Domani”, Quaderno culturale n.17, 1994

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