Gianluca Favetto

In una bellissima valle veneta tra boschi, colline, colpi di ruspe e dinamite, un paese ruota intorno a un palcoscenico in un teatro che recupera memorie, esistenze e tracce di vita.

di Gian Luca Favetto

Vai per uno spettacolo e trovi la vita. Capita a volte quando, al posto dei professionisti, incontri dilettanti cresciuti nella passione, gente che per mestiere fa altro, ma per piacere e necessità si diletta con l’arte, si diverte, la mette in pratica, le dà forma. Accade che tu vada per raccontare un modo di fare teatro e, dietro – anche dentro, soprattutto dentro – ci trovi un paese piantato su un bellissimo altopiano, che rischia e rosica, cioè rischia di essere rosicato. Rosicchiato a colpi di ruspe e dinamite che seminano sventramenti rossastri fra boschi e colline. Sono più di duecento le cave fiorite sulle montagne veronesi a cominciare dagli anni Cinquanta, poche ripristinate come vuole la legge. Ma questa è una storia più brutta, da arginare. Un altro tipo di messinscena, con appetiti economici e interessi politici a farla da padroni.

Da: “Diario”, anno IX,  n.5, 5-12 febbraio 2004

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